
Tra le cose che vorrei fare in questo blog c’è quella di raccontare, in diversi post pubblicati in tempi diversi, la storia del “vecchio” esercito italiano, quello di “leva” composto da ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia e da ogni estrazione sociale, che puntualmente inquadrati in scaglioni venivano sparpagliati lungo la Penisola per un anno della loro vita. Non è un caso che voglia cominciare da quella che è stata la mia brigata con un approfondimento rivolto al battaglione del quale ho fatto orgogliosamente parte, il 21° battaglione di fanteria motorizzata (poi meccanizzata) “Alfonsine” caserma Valfré di Alessandria (tristemente soprannominata Alcatraz). Il mio blog ha addirittura cambiato nome per ricordare quell’anno chiamandosi 3° cp. Beirut, la mia compagnia il cui nome deriva dalla sua presenza in Libano negli anni Ottanta (come stemma aveva proprio il cedro libanese su fondo giallo e veniva indossato alla “israeliana”, non cucito, bensì infilato nella spallina della mimetica senza fermi). La Brigata motorizzata “Cremona” fu fondata nel 1859 e partecipò a tutti i principali avvenimenti bellici della storia italiana. La sua prima sede operativa fu stabilita a Genova e furono incorporati in essa i vecchi battaglioni disciolti nel 1849 ( il 19°, 20°, 21° e 22°). Dopo la Terza guerra d’indipendenza la “Cremona” venne riorganizzata con soli due reggimenti il 21° e il 22° (1881). Nel corso del primo conflitto mondiale i fanti della Cremona furono schierati sull’Isonzo e incorporati nella celebre III Armata. Partecipò a tutte le dodici battaglie dell’Isonzo fino a poi essere travolta nella ritirata di Caporetto e poi nella vittoriosa controffensiva del Piave che portò alla vittoria finale. Nella seconda guerra mondiale la brigata assunse la denominazione di Divisione di fanteria “Cremona” inquadrando il 21° e 22° reggimento di fanteria, il 7° di artiglieria e la 90a legione di assalto della MVSN. Nel 1940 combatté sul fronte francese, nel 1941 fu spostata in Sardegna e nel 1942 in Corsica. Dopo l’8 settembre 1943 la divisione giurò fedeltà al re e combatté contro le truppe tedesche a Zonza, nella stretta di San Polo, a Quaenza, Levie, Ponte Sorbolo e Val di Golo. Nel 1944 dopo un breve periodo in Sardegna fu costituita in Gruppo di combattimento Cremona al comando del generale Clemente Primieri. Il 12 gennaio 1944 fu inquadrata nella celebre 8° Armata Britannica e insieme ai canadesi e unità partigiane partecipò alla liberazione di Alfonsine, Adria, Mestre e Venezia.
Nel 1945 cominciò la lenta ricostruzione del futuro esercito della Repubblica. Nel 1951 si aggregò alla nuova divisione di fanteria “Cremona” il 157° “Liguria”, il XIV battaglione carri e il 1° Gruppo Esplorante Dragoni (Nizza) e il VI battaglione Bersaglieri. Dopo la ricostruzione dell’esercito del 1975 la divisione si trasformò in brigata motorizzata articolata su tre battaglioni di fanteria, un gruppo di artiglieria, un battaglione logistico, un reparto comando e trasmissioni una compagnia controcarro e una del genio. Nel 1990 la brigata passò alle dipendenze della nuova Regione Militare Nord-Ovest acquisendo il 4° battaglione di fanteria “Guastalla”. Nel 1993 la brigata meccanizzata “Cremona” si componeva nel comando e supporti tattici “Cremona”, il 21° reggimento fanteria “Cremona” (erede diretto del 21° Alfonsine) il 157° reggimento fanteria “Liguria” (i “leoni di Liguria” stanziati a Novi Ligure), il 26° reggimento di fanteria Bergamo, il 7° reggimento artiglieria “Cremona” e dal battaglione logistico “Cremona”. La Brigata “Cremona” venne poi sciolta il 15 novembre 1996.
Proprio nell’anno in cui l’esercito subì la prima grande trasformazione (1975) nasceva il 21° battaglione di fanteria “Alfonsine” che ereditò le tradizioni della brigata “Cremona”. Nel 1991 da motorizzato si trasformò in meccanizzato con l’arrivo degli M113; a dire il vero questo passaggio era già avvenuto a metà del 1990, ricordo, infatti, che molti soldati avevano già cambiato il fregio del loro basco aggiungendo il cingolato ai due fucili incrociati. Inoltre ricordo anche che molti miei “fratelli” di scaglione si erano recati a Verona per cominciare a caricare alcuni materiali di ricambio per i VTT (Veicoli Trasporto Truppe) comprese le canne delle Browning Cal. 50 (pesantissime). Esattamente due anni dopo il mio congedo (1991) il 21° battaglione Alfonsine si trasformò in 21° reggimento “Cremona” mantenendo per altro lo stesso stemma e lo stesso motto (Fortitudo mea in brachio – La mia forza sta nel braccio). Nel 1996 fu poi inquadrato nella Brigata “Centauro” alle dipendenze del 1° Comando delle Forze di Difesa. Nel corso della sua lunga vita il 21° ha preso parte a numerose operazioni militari e di soccorso alle popolazioni civili. Nel 1980 fu inviato in Irpina a dare aiuto alle persone terremotate e alla popolazione alluvionata nel comune di Morano sul Po. Ha partecipato alla campagna del Libano (ITALCON Libano) con la Terza compagnia (la mia) e poi all’operazione Vespri Siciliani. Nel 1990 durante la Guerra del Golfo tutte le caserme furono messe in stato di allerta e il 21°, una delle prime fra le caserme operative in Italia, fu mobilitato per la difesa di alcuni siti classificati “sensibili”: la Montefluos di Spinetta Marengo (comprensorio chimico) e la Michelin (fabbrica di gomme). Turni di guardia stremanti (6/2) in una località che dire fredda è poco… ma freddo umido, che ti entrava nelle ossa. Per più di una settimana siamo stati costretti a dormire vestiti e con il fucile accanto (sembra uno scherzo, ma è così), pronti a partire in qualunque istante e per qualsiasi destinazione. A dire il vero questo senso di precarietà era voluto anche dagli ufficiali ( i nostri erano particolarmente gasati) i quali, lungi dall’essere comprensivi in certe situazioni, facevano di tutto per stressarti ancora di più. Ma forse è questo il vero senso del servizio militare. I primi turni di guardia gli avevo fatti alla Michelin (6 ore di guardia e 2 di riposo poi regolarizzati a 4 di guardia e 2 di riposo, questo scompenso era determinato dal fatto che proprio durante l’emergenza del Golfo la mia caserma pativa il cosiddetto “buco di scaglione” ovvero su tre scaglioni che dovevano essere presenti al reparto c’è n’erano solo due il 5°/90 e l’ 8°/90) una fabbrica posizionata sulla piana alessandrina dove la sera il termometro scendeva – 15°! Se hai gl’indumenti giusti non lo patisci, tuttavia il nostro equipaggiamento non era certo quello delle truppe alpine e nemmeno paragonabile a quello della fanteria di oggi, tecnico e affidabile. Noi il freddo si soffriva e una sera, dopo numerose suppliche e qualche lacrima di disperazione, il tenente di servizio ci portò due coperte con le quali avvolgerci durante la pattuglia. Ricordo inoltre che nella mia sacca che conteneva la maschera antigas ci avevo messo una serie di tavolette di cioccolato e anche dei salamini (lo so che è vietato mangiare durante il servizio, ma chi se ne frega… si rischiava l’ipotermia), mentre il mio collega Marco aveva una sfilza di Cordiali che scaldavano l’anima (ma come ben sapete è un calore fittizio e se vogliamo pericoloso).
Sarebbero mille le cose da raccontare su quell’anno pazzesco, ma preferisco rimandarle in altri post. (Riferimenti storici sulla brigata tratti dalla voce wikipedia il resto sono solo esperienze personali).